VERITA’ DIMENTICATE.

05-10-2015

Negli ultimi anni del XIX secolo e agli inizi del XX, i medici prescrivevano ancora medicinali a base di composti chimici o estratti molto forti, oggi considerati velenosi: il calomelano o cloruro mercuroso (dall'azione fortemente purgativa), il tartrato di antimonio (emetico), la stricnina (eccitante tossico), o i sali di arsenico (contro la sifilide e altre malattie infettive). I progressi della nascente industria chimica e farmaceutica avevano scatenato, sia in Europa sia negli Stati Uniti, un grande entusiasmo e la continua scoperta di medicinali sempre più potenti, ma pur sempre tossici, sembrava promettere un futuro prossimo dove sarebbe stato disponibile un farmaco specifico per curare ogni singola malattia. In questo periodo di euforia farmacologica, mentre l'interesse di tutti gli scienziati si concentrava sulle medicine di sintesi chimica, Ellen G. White, autorevole studiosa statunitense nel campo della pedagogia e della medicina preventiva, così scriveva: "Ci sono piante assai comuni che possono essere molto utili per accompagnare la convalescenza dei malati e che hanno sull'organismo effetti molto differenti da quelli di medicinali che avvelenano il sangue e mettono in pericolo la vita".
Questa pioniera della fitoterapia consigliò di seguire le prescrizioni popolari di alcune piante medicinali, inaugurando quello che potrebbe chiamarsi il "farmaco fitoterapico", la cui valenza e diffusione rendono oggi urgente una regolamentazione legislativa, a tutela della salute pubblica. L'infuso di luppolo (come sedativo), i pediluvi con senape (per decongestionare le vie aeree superiori), l'ingestione di carbone vegetale (per il suo effetto disintossicante) o l'utilizzo delle essenze di pino marittimo, cedro e abete (per quanto riguarda le malattie respiratorie) non possono più essere considerati semplici e stravaganti rimedi alternativi ma, come anticipò la White, valide possibilità di cura. Oltre a promuovere l'uso intelligente delle piante medicinali in alternativa ai rimedi farmaceutici che venivano impiegati ai suoi tempi, Ellen G. White insistette su un concetto che oggi è bene conosciuto dalla scienza medica, ma che un secolo fa costituiva un'autentica novità: la salute non è frutto del caso, ma è il risultato delle nostre abitudini, soprattutto di quelle alimentari. Il suo pensiero sulla salute ha oggigiorno acquistato un'importanza ancora maggiore: l'uso intelligente degli agenti naturali, come l'acqua, il sole, l'aria, le piante medicinali, gli alimenti sani e l'adozione di abitudini salutari (l'esercizio fisico, il riposo necessario, la buona disposizione di spirito insieme a una serena e armoniosa visione delle cose), possono giovare alla salute molto di più di quanto facciano i potenti medicinali di sintesi o le cure aggressive.

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