24-01-2016
Durante i giorni precedenti il Natale 1997 Margaret Parker, un'assistente sociale in pensione del Surrey, in Gran Bretagna, si trovava con i compagni del coro nella sagrestia della chiesa locale, quando avvertì un terribile dolore all'orecchio. Va detto che Margaret soffre di sordità e porta un apparecchio acustico. Subito dopo quel dolore lancinante, la sua protesi cominciò a manifestare strane interferenze. Margaret si guardò intorno e vide che, a un metro dietro di lei, qualcuno stava usando un telefono cellulare. La chiamata terminò quasi subito, ma quel dolore durò circa due settimane: la seguì nelle vacanze natalizie nel sud della Francia e ancora nei primi giorni dell'anno nuovo. La cosa peggiore fu che in quel periodo Margaret fu colta da una profonda depressione che, come lei stessa ammette, la portò molto vicina al suicidio. La donna non ha dubbi: fu il telefono cellulare a scatenare quella dolorosa reazione. La cosa inquietante è che, stando alle segnalazioni che giungono da ogni parte del globo, sono migliaia le persone che oggi soffrono dei disturbi causati dalle radiazioni in entrata e in uscita dai telefoni cellulari. Il problema è divenuto così urgente che, sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti, sono in corso diversi processi per costringere le società telefoniche a fornire, con i loro prodotti, un'adeguata informazione sui possibili rischi derivanti dal loro utilizzo. Comunque, i telefoni cellulari non sono i soli a dare problemi. Sta crescendo sempre più il numero di prove che indica come le persone che vivono o lavorano in prossimità di sorgenti elettriche presentino un'incidenza superiore alla media di diverse gravi malattie. Molti ricercatori ritengono che i campi elettromagnetici (CEM) generati da ogni tipo di utenza elettrica, dagli elettrodotti ad alto voltaggio ai personal computer sino ai forni a microonde e al televisore di casa, siano correlati con un inquietante aumento dei casi di cancro e di altre gravi malattie. Le preoccupazioni circa i CEM cominciarono a prendere corpo quando, nel 1979, una ricerca sull'incidenza del cancro condotta in Colorado tra i bambini in età scolare evidenziò che quelli tra loro che vivevano vicino agli elettrodotti avevano una probabilità doppia rispetto agli altri di ammalarsi di tumore. Tali risultati, tuttavia, sembrarono così improbabili che vennero considerati dalle compagnie elettriche come una stranezza statistica. Diligentemente, però, le stesse compagnie finanziarono una ricerca autonoma sullo stesso tema. Questa, nella sorpresa generale, diede risultati analoghi alla precedente. In uno studio condotto da Fred Hutchinson del Cancer Research Center di Seattle, USA, i ricercatori hanno rilevato che i lavoratori delle compagnie telefoniche, gli elettricisti e gli addetti alle centrali elettriche, sia uomini sia donne, si ammalavano di tumore mammario con una frequenza sei volte superiore alla media.
Negli Stati Uniti un rapporto del Consiglio nazionale per la protezione dalle radiazioni, trapelato nell'ottobre 1996, ha confermato che i campi magnetici colpiscono le cellule viventi in svariate maniere, la maggior parte delle quali potenzialmente pericolose. Esso ipotizza che anche l'esposizione a livelli oggettivamente bassi di radiazioni elettromagnetiche potrebbe avere a lungo termine effetti sulla salute, alterando la biochimica a livello cerebrale e squilibrando il sisterma immunitario. Si è anche rilevato che i CEM inibiscono la sintesi della melatonina, sostanza correlata con i ritmi sonno-veglia e, secondo molti, anche con i processi di invecchiamento. Si è pure dimostrato che la melatonina possa aiutare l'organismo a sopprimere l'insorgenza di neoplasie maligne. Robert Becker, medico e scrittore che si è occupato dell'argomento sin dagli anni Settanta, mette in guardia sulla possibilità che i CEM si possano rivelare un immane disastro ambientale, interessando un numero di persone di gran lunga maggiore di quello colpito dagli effetti dei rifiuti tossici o dall'avvelenamento da amianto. Per molti, specie per quelli che hanno in famiglia casi inspiegabili di tumore, l'enorme quantità di ricerche effettuate in questo campo è già una prova dell'esistenza di una relazione tra le radiazioni elettromagnetiche e il cancro. Ma qualcuno si spinge oltre e ipotizza una sorta di congiura del silenzio, finalizzata a proteggere gli interessi delle compagnie elettriche. Nocciolo della questione è un semplice principio fisico: quando la corrente elettrica attraversa un cavo, si genera un CEM che esercita una forza sugli oggetti circostanti. I campi elettrici vengono generati dalla forza di una carica elettrica, quelli magnetici invece sono il risultato del suo movimento. Diversamente dalle radiazioni ionizzanti, come i raggi X, che sono abbastanza potenti da attirare gli elettroni dalle molecole caricando elettricamente i tessuti viventi, i CEM non producono particelle aventi una carica. Per questo alcuni studiosi ritengono che essi non costituiscano una vera minaccia per la salute e la sicurezza della popolazione e, sulla scorta di tali considerazioni, nessun governo ha mai limitato l'esposizione dei propri cittadini a questa particolare fonte di inquinamento.
Si deve considerare anche che ogni forma di vita che oggi si trova sul nostro pianeta si è evoluta in presenza di un grandissimo CEM, quello della Terra stessa. Il campo gravitazionale terrestre ha 200 volte l'energia dei CEM ai quali molti di noi sono esposti ogni giorno, ma questo campo di energia è ancora decine di milioni di volte troppo piccolo per causare un danno molecolare ai tessuti. Per questo, i ricercatori non sono riusciti a trovare un meccanismo che consenta ai CEM di scatenare una reazione biologica negli esseri umani. Neppure i numerosi esperimenti condotti su ratti e topi esposti a forti campi magnetici per lunghi periodi hanno dimostrato che qualche animale si sia ammalato di tumore in questo modo. In generazioni di roditori cresciuti in presenza di forti campi magnetici non si è mai rilevata un'incidenza superiore alla norma di malformazioni congenite o di squilibri del sistema immunitario. La contraddizione tra l'evidente dato statistico a favore della relazione tra CEM e tumore e il totale fallimento dei ricercatori di riprodurre il fenomeno in laboratorio starebbe a indicare l'azione di un qualche altro fattore sconosciuto. Nel frattempo però le prove a carico della pericolosità dei CEM o di qualche altro aspetto relativo al trasporto dell'energia elettrica sono in aumento. In un articolo pubblicato da Lancet nel giugno 1996, alcuni ricercatori canadesi evidenziavano un'alta incidenza di leucemia tra i bambini nati da madri che, in gravidanza, avevano lavorato alla macchina da cucire. Nel corso di questa ricerca, gli studiosi avevano rilevato che quelle donne erano state esposte a una quantità di radiazioni elettromagnetiche superiore a quella cui sono sottoposti i lavoratori degli elettrodotti o delle centrali elettriche. Ricercatori svedesi hanno determinato quantitativamente nel lungo periodo l'esposizione delle persone che vivevano in prossimità di linee elettriche ad alto voltaggio misurando l'intensità del CEM all'interno delle loro case. Allo scopo di determinare il livello medio di esposizione ai CEM, questi dati vennero inviati a un computer insieme ad altri, relativi ai carichi di corrente immessi in quelle stesse linee, in un arco di tempo di venti anni. I ricercatori trovarono una chiara correlazione tra l'esposizione a CEM anche deboli e lo sviluppo di forme tumorali, specie di tipo leucemico. Maria Feychting, dell'Istituto svedese Karolinska, ha esaminato i casi relativi a 127.000 persone che avevano vissuto in prossimità di elettrodotti per più di 25 anni, riscontrando che in queste la leucemia aveva un'incidenza doppia rispetto alla media nazionale. Con la sua ragnatela di cavi elettrici, la civilizzazione del mondo occidentale ha creato ciò che molti ritengono sia un tipo di energia potenzialmente mortale. Se le lamentele dei gruppi di pressione che si occupano di CEM venissero accolte dai governi di tutto il mondo, le ripercussioni sarebbero catastrofiche. I costi per la riprogettazione e il riposizionamento dei sistemi di distribuzione dell'energia elettrica oltrepasserebbero le capacità finanziarie anche delle nazioni più ricche.
CEM: ULTERIORI CONSIDERAZIONI.
Le moderne teorie sulla cancerogenesi ipotizzano che la formazione di un tumore avvenga almeno in due fasi. Nella prima, detta "iniziazione", un agente esterno danneggia il materiale genetico della cellula. Poichè i campi elettromagnetici (CEM) non sono così forti da rompere i legami chimici e molecolari all'interno della cellula, i ricercatori stanno ora concentrandosi sulla seconda fase, detta "promozione", per chiarire i modi in cui i CEM potrebbero determinare una crescita e una replicazione cellulare alterata. Alcune ricerche sembrerebbero indicare che i CEM possano favorire il tumore interferendo con il passaggio del calcio attraverso le membrane cellulari. Questo minerale è indispensabile al normale svolgimento di funzioni biologiche quali la contrazione muscolare, la fecondazione degli ovuli, la divisione e la crescita cellulare. I CEM interferiscono anche con la capacità delle cellule di elaborare le informazioni provenienti da ormoni e da altri mediatori biochimici che regolano la normale crescita cellulare. Ricerche statunitensi hanno dimostrato che una cellula cancerosa di origine umana sottoposta a un campo di 60 Hz, la frequenza di un elettrodotto ad alto voltaggio, cresce 24 volte più rapidamente, dimostrando pure un'enorme resistenza all'azione del sistema di difesa dell'organismo. Negli USA ha destato molto scalpore una rassegna scientifica sui pericoli dei CEM redatta dall'Agenzia per la protezione ambientale. Il rapporto, intitolato "Valutazioni della potenziale cancerogenicità dei campi elettromagnetici", era lungo 367 pagine e venne portato a conoscenza del pubblico nel 1990, quando una sua stesura non definitiva arrivò nelle mani di Louis Slesin, redattore di un influente bollettino, il Microwave News. La conclusione più importante cui giungeva questo rapporto era che i CEM generati dagli elettrodotti erano classificabili come "probabili cancerogeni per la specie umana". William Farland, allora direttore dell'Ufficio valutazione sanitaria e ambientale, ordinò lo stralcio di tale conclusione dalla stesura finale del rapporto. Comunque, dopo che alcuni giornali e alcune reti televisive resero noti i tentativi dell'amministrazione Bush di insabbiare l'argomento, il rapporto venne pubblicato. Tuttavia, in allegato c'era un altro documento dove si asseriva la natura controversa e tutt'altro che certa dei risultati pubblicati nel rapporto, risultati che, inoltre, non dovevano essere intesi come rappresentativi della politica o della posizione dell'Agenzia.
Negli Stati Uniti l'interesse sulla pericolosità ambientale delle sottostazioni per la distribuzione della corrente elettrica balzò in primo piano con il caso di Kevin Larm di Omaha, New England. Poco tempo dopo che a Kevin venne diagnosticata una leucemia, sua madre Julie cominciò a notare che diversi bambini, frequentatori della locale piscina, presentavano delle cicatrici chirurgiche o avevano perso i capelli. Insospettita, la signora Larm parlò con i genitori di questi bambini. Tra gli altri, si mise in contatto con Dee Hendricks, il cui figlio si stava sottoponendo a una terapia antitumorale. Insieme, le due donne raccolsero i nominativi di 11 bambini affetti da tumore. Localizzando su una mappa le abitazioni di questi bambini, le donne rimasero sorprese nel vedere che, oltre ad abitare tutti nel raggio di un chilometro e mezzo, questi vivevano nei pressi di una sottostazione per la distribuzione della corrente elettrica. In un'intervista, Simon Best, esperto in materia sui rischi elettromagnetici, ha dichiarato: "La preoccupazione maggiore è data dalle radiazioni generate dai telefoni cellulari. Il telefono riceve microonde pulsate e le rinvia quando emette il segnale. L'utilizzatore, ma anche chiunque si trovi nelle vicinanze, potrebbe risentirne negativamente. I disturbi riferiti da chi fa un uso accanito del cellulare vanno dalla perdita della memoria a breve termine, ai mal di testa sino ad arrivare ai tumori cerebrali. In Gran Bretagna, le società telefoniche, tendono a nascondersi dietro il Consiglio nazionale per la protezione radiologica (CNPR), organismo che esercita un controllo capillare. Il problema, tuttavia, sta nel fatto che i parametri utilizzati dal CNPR si riferiscono agli effetti di riscaldamento termico delle radiazioni e cioè sulla capacità delle medesime di surriscaldare i tessuti. Mentre quasi tutti i più rischiosi effetti connessi ai telefoni cellulari, agli elettrodotti e alle altre fonti di radiazioni elettromagnetiche sono di tipo non-termico. Ed è da tale considerazione che deriva la necessità che il CNPR assuma un atteggiamento di controllo e cautela anche nei confronti di questi effetti di tipo non-termico".