10-05-2014
Potrebbe essere la vitamina D3 la nuova risorsa per combattere i dolori mestruali. Lo dice uno studio dell'Università di Messina, pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine, i cui ricercatori si dicono convinti che nel prossimo futuro l'integratore si trasformerà in una più che valida alternativa agli antidolorifici e alle pillole anticoncezionali. "Abbiamo osservato una significativa riduzione del dolore nel gruppo che ha assunto la vitamina D3 (una dose di 300 mila UI) rispetto al gruppo del placebo nel corso dei due mesi di durata del nostro studio" asserisce l'autore, il prof. Antonio Lasco, insieme ad Antonio Catalano e Salvatore Benvenga. Joann E. Manson, direttrice della divisione di Medicina Preventiva dell'ospedale di Boston, commenta: “le dosi di vitamina da assumere per attenuare i crampi con la stessa efficacia degli antidolorifici sono ancora troppo alte ma il nostro studio suggerisce che, adeguatamente bilanciato, l'integratore potrà avere un ruolo fondamentale nella lotta ai dolori mestruali”. ''Si tratta di una scoperta importante - ha aggiunto la ricercatrice sulle pagine di Archives of Internal Medicine - perché nonostante gli antidolorifici e i contraccettivi orali aiutino a reprimere il dolore, continuano ad avere troppi effetti collaterali e non sono la soluzione ideale sul lungo termine''. La vitamina D agisce limitando la produzione delle citochine, le molecole che causano infiammazione, e delle prostaglandine, sostanze simili agli ormoni e responsabili principali dei crampi dolorosi. Lo studio si è avvalso della partecipazione di 40 donne che soffrono abitualmente di mestruazioni dolorose, alle quali è stata somministrata una dose di 300 mila UI (la sigla sta per Unità Internazionale) di vitamina D3. A distanza di due mesi dal trattamento, su una scala stabilita da 0 a 10, è stato calcolato che il dolore percepito era sceso in media di 2,3 punti rispetto all'inizio. Ulteriori analisi dovranno verificare l'esatto dosaggio da assumere per fornire il miglior rapporto costi-benefici per le pazienti.
http://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/1108739