15-11-2018
Un deficit di vitamina D negli anziani si associa a una perdita di capacità cognitive. Lo dice uno studio pubblicato su Jama Neurology da Joshua Miller della Rutgers University di New Brunswick. In collaborazione con i ricercatori dell'Università della California di Davis, Miller ha analizzato il rapporto fra assunzione di vitamina D e funzioni cognitive in 382 adulti anziani con età media di 75,5 anni. “Sia il recettore della vitamina D sia l'enzima che la converte in 25-idrossivitamina D (25-OHD), la forma attiva, sono espressi in tutti gli organi compreso il cervello”, spiega Miller. Per deficit si intende una concentrazione sierica di 25-OHD inferiore a 12 ng/mL. Fra i 12 e i 20 ng/ml si parla di livelli insufficienti, mentre un valore adeguato è quello intercorrente fra 20 e meno di 50 ng/ml. Oltre i 50 l'apporto è troppo elevato. “Il livello medio di 25-OHD era 19,2 ng/ml, anche se il 26,2 per cento dei partecipanti era carente e il 35,1 insufficiente”, spiegano gli autori. I valori più bassi sono stati riscontrati fra gli ispanici e gli afro-americani.
L'aspetto più interessante è però che i livelli medi erano minori nei soggetti che avevano sviluppato una demenza rispetto a quelli con un decadimento cognitivo lieve o in perfetta salute. Il declino mnemonico rispecchiava questa tendenza. “I nostri dati supportano non solo la presenza di un insufficiente apporto di vitamina D tra gli anziani, specie se ispanici o afroamericani, ma documentano anche come, indipendentemente dall'etnia e dalle capacità cognitive di base, lo stato carenziale o insufficiente si associa a un più rapido calo mnemonico”, scrivono i ricercatori. I soggetti anziani con un deficit di vitamina D, quindi, rischiano più degli altri la comparsa del morbo di Alzheimer.
http://archneur.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2436596