21-05-2019
Le otturazioni a base di mercurio nelle donne incinte potrebbero anche influenzare la crescita del feto. In uno studio condotto dall’Università di Calgary (Canada), Vimy e i suoi colleghi, misero delle otturazioni a base di amalgama radioattivo nei dodici molari di cinque pecore incinte al loro 112° giorno di gravidanza. Già dopo tre giorni il mercurio era evidente nel sangue dei feti e nel fluido amniotico; sedici giorni dopo si trovava nelle ghiandole pituitarie dei feti, nei loro fegati, nei reni e in parte della placenta. 33 giorni dopo (più o meno nel periodo della nascita) la maggior parte dei feti aveva livelli di mercurio nel sangue maggiori di quelli delle madri. E durante l’allattamento le madri avevano otto volte più mercurio nel loro latte che nel sangue.
In Svezia l’uso di mercurio è vietato per le donne in gravidanza, questo in un contrasto marcato rispetto al sistema sanitario di altri paesi, che incoraggia le donne a sottoporsi alla ricostruzione dei denti quando sono incinte. Ancora più recente uno studio sugli uomini ha indicato che il mercurio derivante dalle otturazioni della madre può attraversare la placenta e inquinare il cervello del figlio non ancora nato. Il Professor Gustav Drasch (un tossicologo forense) insieme ai suoi colleghi, presso l’Institut fuer Rechtsmedicine di Monaco, ha esaminato i cervelli, il fegato e i reni di bambini morti e di feti abortiti per ragioni mediche. Ha scoperto che il livello di mercurio nei bambini corrispondeva in modo significativo al numero di otturazioni a base di amalgama nelle loro madri. I bambini avevano inoltre accumulato il mercurio degli amalgami nei reni allo stesso livello di adulti con otturazioni. Dato che la maggior parte di questi bambini non erano stati ovviamente allattati o lo erano stati solo per un periodo limitato, i ricercatori hanno concluso che il mercurio doveva aver attraversato la placenta.